non guardarmi negli occhi

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Parcheggio del supermercato. All’uscita mi segue una donna, apparentemente una nomade, che sta aspettando per prendere la moneta del mio carrello. Apro il portabagagli e sposto il vecchio plaid malmesso, di scarsa qualità, che teniamo lì per usarlo magari su un prato o per avvolgere oggetti fragili.

Lei mi dice qualcosa, la guardo in faccia per capire e lei mi dice “Puoi darmi quello? Ho freddo!”

Il suo sguardo mi apre una ferita che ancora oggi ad anni di distanza non si è rimarginata; quello sguardo mi viene in mente ogni volta che incontro qualcuno che chiede.

“Ci sarai ancora domani?” e allora le portai cose calde e pulite, poi è sparita ma non dalla mia coscienza.

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Questo graffito – trovato per caso sul web – per me dice una grande verità!

raccontami una storia…

Nanni ha un po’ di febbre e io gli faccio compagnia per qualche ora al giorno. Nel comporre un puzzle che rappresenta il planisfero dico “Questo è la Terra del Fuoco e allora sta qui” Nanni “Come la Terra del fuoco?” Racconto l’origine del nome “dovuto ai fuochi accesi dagli indigeni visti dai primi europei che passavano di lì al comando di Ferdinando Magellano” è interessatissimo e anche  incredulo che non si sapesse cosa c’era lì (lì sarebbero le Americhe!) . “Ma te sai niente di un certo Cristoforo Colombo?” “Non mi pare… mi racconti?” Gli racconto la faccenda della ricerca della via per l’India (“ma perché ci volevano andare?” ) nomino fortunosamente Marco Polo (“ma te la sai la storia, me la racconti?” Ce lo appuntiamo per dopo) della terra piatta o no, della decisione di provare andando verso ovest, ” terra terra!”, dell’equivoco all’arrivo… le Indie, gli indiani… Amerigo Vespucci…899ab7e83aa1a8332b19109233b183fe_six_columnRacconto in modo sommario, semplice e anche leggero, ma per quanto mi è possibile corretto, e vedo nei suoi occhi un grande interesse.Chiedo io un po’ di riposo soprattutto per non sciupare il piacere e anche per sottolineare che bisogna cercare nei libri le informazioni più ampie e corrette. Ha chiesto altre puntate: sulla espansione dei romani…”ma perché non sono arrivati fino a Pechino?” ; il Vallo di Adriano e la decisione dei romani di chiudere di là i popoli che non riuscivano a sottomettere lo fa anche ridere molto.

E poi l’Africa, il  Nilo “Ma Cleopatra…” i deserti che attraversò Marco Polo…Smetto di accennare ad altri personaggi o eventi perché dobbiamo prendere fiato; lui vorrebbe subito sapere tutto come se bastasse un click.

Ho riflettuto sul fatto che alla sua età (ha poco più di 7 anni ) noi fratelli nell’orizzonte ristretto di un paesino di montagna nell’immediato dopoguerra, leggevamo gli unici libri presenti in casa e che babbo aveva “salvato” seppellendoli nell’orto durante il “passaggio del fronte” della guerra (cosa che vedeva fare ai vicini i quali però seppellivano i corredi e gli ori).

Erano le storie dei pirati e dei corsari, dei Salgari, ma soprattutto le storie degli esploratori antichi, le vite dei condottieri, degli inventori… dei ”Grandi Uomini”  insomma (che delle donne ancora… giusto Jolanda la figlia del Corsaro nero!). Vivevamo il nostro desiderio di avventura nei racconti di persone vere, alle prese con le difficoltà vere, in questo mondo qui.

Nanni ha una biblioteca ricchissima più vasta anche di quella di tanti adulti, ma per quanto scelti con attenzione la tipologia dei libri di avventura per ragazzi per la gran parte ha per tema la fantasia e anche magia, i superpoteri sono alla portata di quasi tutti e in fondo non si fa una gran fatica a superare le difficoltà…AlieniNell’interesse per le mie storie sembra manifestare quasi un bisogno, un desiderio di figure eroiche grandi ma attendibili. O forse è solo che a furia di sentire raccontare di super qui e super là, mostri terribili battuti da super mostri ancora più terribili, mondi alieni, poteri disumani, armi definitive supermegaeccezionali ecc ecc le mie storie di gente che fatica, si arrabatta, addirittura ci muore (di Magellano gli ho detto, ci è rimasto male e il fatto che abbia dato il nome allo stretto non gli è sembrata gran cosa), di eroi che si sbagliano, che tornano indietro, che si adattano alla situazione per superarla fidando nel proprio ingegno e non nella magia gli sono sembrate nuove e interessanti…

Intanto io mi preparo, ripasso i particolari interessanti e saporiti, tengo da parte i Mongoli e Gengis Khan e  Tamerlano, i Maya, Toro seduto, Fleming, Guglielmo Marconi, Schliemann,  Alessandro Magno, Troia, Ulisse,…. ma soprattutto, quando sarà in grado di accettarla, la storia di Leonida e delle Termopili.Schermata 2017-10-20 alle 10.30.09

un ricordo di Matera

Prima di ripartire da Matera ogni volta immancabilmente facevo scorta di prodotti locali al mercato e nel negozio di alimentari più fornito come per portarmi via un po’ dei sapori di Matera, primo fra tutti quello, unico, delle salsicce “lucane” al finocchietto e poi taralli di vari sapori, vino, pasta…

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La vetrina di questo negozio centralissimo, che mi pare esista ancora, il Buongustaio, una volta era decorata da una meravigliosa composizione di spighe di grano intrecciate, di quelle che un tempo si mettevano a protezione delle messi nei campi. Anche nella campagna romagnola della mia infanzia si usava intrecciare qualche spiga a forma di croce, ma questa era un’altra cosa, una vera meraviglia, un capolavoro complesso e originale.

treccia

Ho chiesto da dove venisse e dove potevo procurarmene una:  “Mi dispiace, non le vendono, queste le intreccia mia nonna, da sempre” fu la risposta del salumiere. Ero molto delusa, ma pazienza… però… era così meravigliosamente bella, un’ opera d’arte delle abili mani di una donna semplice che aveva espresso una sapienza antica nell’ intrecciare questo oggetto simbolo di fede e augurio di abbondanza.  Finisco la spesa, facciamo il conto, pago, prendo le borse e… anche la treccia che il salumiere mi porge con un sorriso insistendo perché io lo accetti… Capirai, non desideravo altro! Mi sono schernita, ma con poca convinzione…

Da allora (saranno forse venti anni) la treccia troneggia nell’ingresso della nostra casa e svolge qui la sua funzione apotropaica; quasi ogni volta che la vedo ripenso alla straordinaria bellezza di quel dono, generoso e gratuito, come sono i doni veri.