26/04/2012

25 aprile, per sempre

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I discorsi e le immagini delle celebrazioni  di questi giorni e, purtroppo, delle contestazioni mi hanno fatto venire in mente fra i tanti ricordi personali due miei familiari che, pur militando sulle due sponde,sinistra e  destra  che poi sarebbero state avverse, avevano combattuto dalla stessa parte contro lo stesso nemico, la barbarie nazi-fascista.

Uno, marchigiano,  cattolico fervente e praticante, così esemplare che gli amici hanno provato a istruire la causa di beatificazione,  aveva rifiutato di giurare fedeltà al fascismo: proprio per questo, pur essendo uno dei pochi laureati in matematica e fisica della città non insegnava nel locale liceo e così campò a fatica la numerosa famiglia con le lezioni private.

Mi raccontò, mentre visitavamo lo splendido monastero di Fonte Avellana, che, nel periodo peggiore, quando ormai il fascismo era diventato del tutto succube delle folli e disumane teorie hitleriane lui e i suoi amici, che erano attivi aderenti delle associazioni cattoliche, organizzavano dei ritiri spirituali anche in questo monastero così assieme alla preghiera per il futuro dell'Italia e degli italiani, potevano incontrarsi e discutere, progettare e organizzare la resistenza al fascismo.

L'altra persona è una romagnola di nome Idea (sorella di Rivolta di cui ho parlato in questo blog  qui), figlia di anarchico e sorella di anarchici  (una delle prime donne ad avere un ruolo di comando nelle squadre della trebbiatura) che mi ha raccontato di come passò una giornata intera davanti al muro della propria casa, in un remoto villaggio della montagna  romagnola, Montetiffi, con i soldati tedeschi che per più volte ordinarono la fucilazione sua e dei suoi vicini di casa; tutti gli uomini del paese erano scappati in montagna e guardavano la scena dal bosco diffronte e i tedeschi, informati dai fascisti locali cercavano con questo stratagemma di farli uscire allo scoperto.

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Non ci riuscirono, i tedeschi furono battuti, ma quando ho chiesto a Idea che cosa pensava intanto che stava lì, faccia al muro, ad aspettare l'ordine di fuoco, non mi ha risposto e io la domanda non gliela ho fatta più.

Un cattolico e una vetero comunista, due eroi del quotidiano, diversi, ma dalla stessa parte, quella della dignità  e della libertà dell'uomo

21/03/2012

Tonino Guerra e me

locandina-amarcord-federico-fellini.jpgIo e Tonino Guerra siamo nati nello stesso paese: Santarcangelo di Romagna

A me era sembrato evidente quando, cinquant'anni fa uscì Amarcord : é stato evidente per me che il suo dialetto era il mio e lì al cinema ho capito che oltre al dialetto avevamo in comune anche i ricordi.

Quando all'improvviso nel film il bianco e nero vira in seppia e l'azione si trasferisce nell'infanzia di Fellini si mettono a parlare in dialetto, con i bambini che saltano sul letto e uno ripete  una filastrocca ... "Asanisimasa" io sono rimasta come folgorata dalle immagini che erano quelle che inconsapevolmente mi portavo dentro da sempre e Fellini aveva filmato la mia memoria.

Quando é uscito il film vivevo in un'altra regione e quella sera al cinema ci conoscevamo in tanti; io ero  in cima alla galleria e  al momento della sequenza in dialetto mezza galleria si girò a chiedermi: "che hanno detto?"


14/03/2012

le palle comete

Vacanze estive spartane, in una casetta in affitto in uno dei più piccoli paesini medievali dell'appennino marchigiano, Domo. Le figlie piccole  si abbandonavano ai giochi che in casa non si potevano fare fra i quali un pomeriggio ci fu la costruzione e il lancio delle "palle comete" cioè una palla di carta di giornale ben stretta con lo scotch, legata con uno spago con un capo lungo un mezzo metro che serve per fare ruotare la palla e poi, lasciando lo spago, farla volare.

Ma un elemento fondamentale per la bellezza, il fruscio che producono, ma soprattutto perchè servono da stabilizzatori, sono le due strisce di carta crespa colorata legate alla palla.

Dunque costruisco per le figlie le palle e loro escono a giocare, lanciandole sulla piazzetta, i bambini del paese guardano, ammirano, chiedono se si può provare. In breve inizia una serie di : "mamma ne possiamo fare una per...?"

In breve fuori della nostra porta c'era una fila di bambini con in mano qualche foglio di giornale come contributo e ne uscivano muniti di cometa, ma ad un certo punto il dramma: abbiamo finito la carta crespa e senza stabilizzatori niente volo..

Il bambino successivo girò sui tacchi e poco dopo si presentò con un rotolo di carta igienica: funzionava!

Lo spettacolo di tutti i bambini del paese che lanciavano contemporaneamente le loro comete sulla piazzetta riempiendo il cielo della sera di colori e di fruscii è rimasto indimenticabile.

16:28 Scritto da: scanfesca | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook