La matematica nei mandarini

mandariniQuesti giorni sulla nostra tavola sono tornati i mandarini o le clementine e come sempre una volta sbucciato il frutto mi trovo a contare gli spicchi.

È un’abitudine che mi è rimasta dalla scuola quando nella stagione invernale i mandarini erano presenti spesso come frutta alla mensa. Per caso qualcuno aveva cominciato parlando degli spicchi a dire cose tipo “io ne ho 8” “i miei sono 12”   e così via.

La differenza aveva già incuriosito qualcuno e io ho intravisto una bella occasione per scoprire la possibilità di studiare quella realtà utilizzando lo strumento della statistica.

In pratica ognuno memorizzava il numero dei suoi spicchi e poi tornati in classe raccoglievamo tutti i risultati scrivendoli alla lavagna.

Siccome ognuno si poteva servire liberamente della frutta questo gioco era anche diventato un incentivo a mangiarne così che spesso quasi tutti i bambini  mangiavano più di un mandarino  per avere più informazioni da esaminare.

Una volta trascritti i dati li organizzavamo per valori (quanti da sei, quanti da…), li rappresentavamo in un grafico e poi facevamo le osservazioni su quale era la moda, quale il numero minimo, quello massimo, e poi la curva di Gauss e… tutto quello che ci  poteva venire in mente.

Grande fu la meraviglia nello scoprire che per quanto piccolo nessun mandarino aveva presentato meno di 5 spicchi  (se non ricordo male) e anche il massimo non andava che raramente più in là dei 12…

E ripetendo ogni tanto l’indagine abbiamo anche scoperto che i risultati erano sempre abbastanza simili tanto da poter azzardare una “legge” degli spicchi di mandarino.

Lezioni di matematica divertenti, saporite, molto partecipate!

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studiare violino? Perché?

Anche quella volta quando l’interfono mi chiamò in Presidenza  mi venne l’ansia… che sarà successo? Che ho fatto?  Ma la convocazione non era per un rimprovero. A me e agli altri ragazzi (4 o 5) il Preside comunicò con semplicità  che da quella settimana in poi noi avremmo preso lezioni di violino!

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Il nostro Istituto magistrale era speciale, era dotato di laboratori attrezzati e soprattutto utilizzati e in più venivano impartiti insegnamenti speciali come agraria  (perché si sa la maestra cominciava a insegnare in campagna ed era bene saperne qualcosa) e veniva offerta anche la possibilità di studiare uno strumento musicale: pianoforte o violino. Lo studio dello strumento era facoltativo e bisognava richiederlo. Pochissimi di noi lo studiavano  dato che già avevamo giornate pesanti di sei ore di lezione quasi ogni giorno.

Dunque noi avremmo preso lezioni di violino perché… succedeva che quell’anno non c’erano state richieste per il violino e questo avrebbe fatto sì che l’insegnante, una signorina anziana, deformata dall’artrite, di scarsa salute e senza altri mezzi, si trovasse in una situazione davvero drammatica. Per poterla assumere con un contratto regolare il preside aveva bisogno di un numero minimo di richiedenti il corso e così aveva pensato a noi. Serve dire che quello era un Preside speciale severo e generoso, a cui devo molto e di cui ho raccontato più volte.

Il discorso che ci fece all’incirca fu questo:

“Ognuno di voi è fra i migliori della sua classe per cui se anche impiegate qualche ora del vostro tempo per andare alla lezione di violino non ne soffriranno i vostri risultati. Io vi garantisco una votazione eccellente in modo da favorire il raggiungimento di medie alte e potrete ritirarvi all’ultimo anno in modo da non dovervi presentare all’esame di Stato anche per lo strumento. La vostra iscrizione permetterà di vivere dignitosamente alla professoressa XXX, che è stata una grande concertista e ormai non può più suonare per la malattia che la deforma”

violino

Nessuno di noi si tirò indietro. Il preside chiese per me il permesso dalle suore di tornare a casa da sola dopo la lezione: quasi la libertà!  La Signorina era davvero messa male; andavamo alla fermata dell’autobus ad aspettarla, bisognava aiutarla a scendere e a  portare lo strumento e gli spartiti… . Io non ho imparato quasi niente tranne i movimenti di base… andavo un po’ a caso, ma la signorina era paziente.

Il secondo anno si ammalò gravemente, l’andammo a trovare un paio di volte all’ospedale mi ricordo che pareva un passerotto tutto storto perso fra le lenzuola. Morì dopo poco.

Il suo sostituto era un giovanottello un po’ arrogante e molto pieno di sé, cominciò subito a lamentarsi della nostra profonda impreparazione e a rimproverarci… ma non ebbe molto tempo per lamentarsi perché uno dopo l’altro abbandonammo il violino. Ormai la nostra missione era compiuta e anche il preside non ci chiese di più.

Ecco come ho studiato violino per quasi due anni senza riuscire a imparare quasi niente di violino, ma qualcosa a proposito delle persone, della loro dignità, di ciò che è importante e in più ci ho guadagnato questo ricordo insieme triste e tenero.

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la neve negata

la casa dietro alla scuola sotto la neve

la casa dietro alla scuola sotto la neve

Leggo  tra l’altro fra le rivendicazioni di un gruppo di insegnanti .   “…interventi edilizi per dotare le scuole dell’infanzia e elementari di spazi all’aperto” e sorrido un po’ sarcasticamente, ricordando.  La nostra scuola era dotata di un bellissimo grande spazio verde che la circondava, con tanti alberi di specie diverse. Bastava che non piovesse e noi passavamo lì ogni momento libero come la ricreazione e anche i dopo mensa.  Da noi nevica abbastanza di rado, ma un giorno durante la lezione incominciò all’improvviso a nevicare, una di quelle nevicate da manuale, tranquille, a falde larghe e danzanti: insomma un sogno.

Non abbiamo perso tempo: tutti a coprirsi bene e… fuori!

Ci siamo goduti la nevicata addosso, in silenzio, e poi tutto attorno all’edificio, a vedere il prato e gli alberi sotto a quella magnificenza.   Fuori eravamo soli, ma in più quasi tutte le aule avevano le tende tirate…

Cercavo di fare finta di niente, ma i bambini non hanno lasciato correre:  

“Bruna perché le altre classi hanno le tende tirate?”   “E che ne so, avranno il raffreddore…

Chissà se i maestri di adesso hanno davvero bisogno degli spazi all’aperto per goderseli.

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