Cantare piano

Sono uno di quelli ai quali, quando da piccoli cantavano a squarciagola nel coro della scuola, la maestra ha detto: ” te canta piano,  per favore”.
E sono anche uno di quelli che ci hanno messo un po’ per capire che questo non succedeva perchè la maestra preferiva i toni sfumati, ma perché noi…. eravamo stonati!
A me questa scoperta mi ha fatto stare molto male anche per motivi di famiglia.

Sono di famiglia romagnola, il mio zio sapeva quasi una romanza o un brano d’opera per ogni parola del vocabolario.
Se ti capitava di dire, che so,  “sospiri” lui attaccava Verranno a te sull’aere i miei sospiiiiri ardeeenti…
o magari capitava un “mare” e lui di Provenza il mare e il suol  chi dal cor ti cancellòchi dal cor ti cancellò di Provenza il maaareeilsuool…
Aveva un repertorio vastissimo e non si preoccupava se il brano era per contralto, soprano o baritono o tenore o coro:  lui sapeva le parole e la musica e cantava, cantava.
Io invece non dovevo cantare forte, non mi potevo sfogare a fare i gorgheggi, allora  mi mettevo davanti allo specchio e dirigevo l’orchestra nelle ouvertures delle opere, la gazza di Rossini, molto Beethoven…  ho diretto Pollini nei notturni di Chopin e anche quelli di Fields.. ma cantare no, non dovevo.

Un poeta romagnolo mi ha letto nel cuore quando ha scritto (e la poesia bisogna scriverla come é scritta, poi magari testo a fronte..)

Me sin da burdèll
“sta zett ‘ci stuned
e lou  intent i canteva….
….
Adess ch’am so fatt vècc,
ch’um m’ariporta a chent e a chent..
“Sa chental che pataca c’un sa fè?”
E i ne sa che dreinta asò un viuléin

Nino Pedretti AL VOUSI  Ed.IL GIRASOLE

Io fin da bambino
“sta zitto che sei stonato
e loro intanto cantavano…
……
Adesso che mi son fatto vecchio
e non mi importa canto e canto
“Cosa canta quello sciocco che non sa fare?
E non sanno che dentro di me sono un violino…

E’ proprio vero, mi succedeva così. Dentro di me sapevo benissimo come faceva  il disegno di quella musica… ma se provavo ad alzare il volume… Insomma forse la mia maestra tutti i torti poi non ce li aveva.

Sono diventata grande e ho lavorato a lungo in una associazione, il C.e.m.e.a., per la formazione degli educatori che considera il cantare in coro un elemento fondamentale del suo metodo educativo, importante  sia per la formazione individuale che nella vita dei gruppi.
I canti vengono insegnati con calma, sottovoce, senza darsi arie da esperti musicofili: chi canta è molto più importante di come canta e anche di cosa canta, tuttavia sempre nel  rispetto dei brani musicali.
Solo che chi insegna ha pazienza e garbo. Nessuno mi ha mai detto di cantare piano…. tutti lì cantano senza sovrastare le voci degli altri.

Da signora ormai matura mi hanno chiesto di far parte di un coro parrocchiale che aveva lo scopo di arricchire le celebrazioni liturgiche.
La compagnia era buona, l’insegnante capace e disponibile a far cantare tutti, come erano erano,  senza scegliere fra intonati e no…
Un gran coraggio!
Ma si cantavano musiche di pregio, a più voci, eleganti e spesso inconsuete, molta musica antica, anche medioevale, gregoriano….
E proprio nel cantare uno di questi pezzi mi è capitata una delle esperienze più emozionanti della mia vita musicale e forse anche di più.

Avevamo imparato le diverse voci  di un canto polifonico in momenti separati e quando per la prima volta abbiamo cantato assieme io ho sentito una sensazione fisica fortissima e difficile da descrivere… la pelle di tutto il corpo attraversata dalle vibrazioni, come se mi passassero su tutta la pelle una piuma più o meno forte a secondo che le voci che si intersecavano fossero tre o cinque…
Una sensazione  (non una emozione, proprio una sensazione) così forte, così bella e così nuova che ho smesso di cantare e ho sbarrato gli occhi.
La maestra se ne è accorta e mi ha chiesto cosa succedeva, io ho detto che sentivo uno strano “solletico” e lei imperturbabile:
“Ah! tu sei uno di quelli che riesce a sentire le terze e le quinte con la pelle!….. “
Facce interdette dei compagni del coro, anche qualche sorrisetto incredulo. Invidiosi!

Ho imparato a dissimulare la sensazione che ogni volta arrivava, durante alcuni passaggi del canto, quando fra le note cantate da ogni sezione del coro c’era quella certa distanza, mi dicono.
Una sensazione di grandissimo piacere, ma anche fonte di orgoglio: io sono una  speciale, che della musica riesce a sentire qualcosa che non tutti riescono a sentire…. e non solo con le orecchie.

Dall’essere stonati si può passare a sentire le “quinte”… bisogna trovare insegnanti che invece di dirti di cantare piano ti insegnano piano piano a cantare.

Cantare pianoultima modifica: 2009-03-27T09:09:00+00:00da scanfesca
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2 pensieri su “Cantare piano

  1. Anche io sono uno di quelli come sei stata tu, ma lo sono ancora. A me la aestra disse una volta – e bastò per sempre!-: ” Franco, tu quando dico di cantare apri e chiudi la bocca così, come faccio io adesso, come se tu cantassi, ma non cantare, mi raccomando, perchè sei stonato”.
    Ho letto il tuo blog sul fascicolino “Attività” dei CEMEA, cui anche io ho partecipato attivamente per parecchi anni. Abbiamo fatto tante cose belle insieme, magari anche importamti, che poi però pian piano si sono spente, come succede per tante cose. Forse qualche volta ho anche cantato, e Marcello mi ha guardato, ma non mi ha detto niente.
    Una volta ho accettato la proposta di fare qualcosa di simile al maestro del coro, ma dopo la prima volta gli amici coristi non han voluto seguitare le prove: peccato, ma che farci?

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