regalo di Natale

 

ho un’amica preziosa e unica che quando fa un regalo lo sceglie con un criterio che davvero la distingue: ogni suo dono ha un significato speciale e soprattutto destinato solo a me. Niente ovvietà o abitudini.

Quest’anno mi ha donato questa meraviglia

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mele di tutti i tipi diversi che è riuscita a trovare fra quelle che si producono qui da noi.

E assieme a bontà e sapore mi ha regalato il profumo di quando, entrando nella dispensa della mia nonna in inverno venivo assalita dal profumo delle mele che in fila ordinata erano disposte in cima  alla credenza.

Così ho ricevuto anche un invito al ricordo: grazie M.

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quella volta che Gesù era una femmina

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1977, Giulia era al suo primo Natale alla scuola materna. Era una bimba proprio carina, riccioloni, guanciotte, insomma un cherubino.

Le maestre decisero che sarebbe stata proprio un Gesù Bambino perfetto e così, agghindata con camiciola di raso bianco con bordure argentate (ma, ahimè, con gli scarponcini blu visto che nel teatrino faceva ben freddo) nel teatrino del seminario, davanti a genitori-nonni-zii-fratelli ammirati e plaudenti, Giulia impersona Gesù Bambino nella recita di Natale.

Dietro a me, mamma di Giulia orgogliosa e commossa, un nonno sconosciuto.

“Hai visto? Quest’anno, dajje e dajje, c’hanno avuto ‘na femmina”.

fuori il verde

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Dei giochi fatti da piccola  d’improvviso me ne è venuto in mente uno davvero particolare.
Intanto si giocava soltanto nei giorni prima della Pasqua (evidentemente all’epoca anche i giochi rispettavano le stagioni) e per giocare ci si metteva d’accordo cioè un bambino diceva a un’altro “Ci stai con me a Fuori il verde ?” e se l’altro acconsentiva allora si cominciava.
intanto bisognava avere sempre in tasca, ben conservato, un rametto con foglie verdi (Il bosso andava benissimo) perché quando si incontrava il compagno uno dei due, il più svelto, diceva all’altro “Fuori il verde” sfoderando il proprio rametto e l’altro doveva rispondere mostrando il proprio rametto e allora poteva dire “Fuori il tuo che il mio non perde”.
Naturalmente poteva accadere che uno dei due non lo avesse oppure che fosse troppo sciupato… ma non c’erano grosse conseguenze.
Il rischio più grosso era quando ti facevano fare il bagno e allora se ti scordavi di andare a riprendere il rametto correvi dei rischi…
Il mio nascondiglio preferito era il risvolto dei calzettoni.
Come andava a finire?
Messa grande del giorno di Pasqua: al momento dell’ ite missa est c’era un correre dei bambini fuori della chiesa e il primo che diceva al suo compagno fuori il verde aveva vinto.
Cosa aveva vinto? Niente!
Lo dicevo che era un gioco davvero particolare!
Fatto di niente assoluto, solo la gioia e il gusto di cercarsi, di sorprendersi, di avere un accordo con un compagno, di avere un legame…
Ripensandoci a posteriori e con qualche nozione di significato e origine dei giochi questo strano rituale riservato in modo assoluto al tempo di Pasqua mi ha fatto pensare al valore simbolico del verde, delle foglie nuove, della primavera, della Resurrezione.
Giochi che si giocavano quando i bambini erano un po’  ingenui e poco esigenti.

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