beata ignoranza

Parecchi anni fa mi capitava di andare ogni paio di mesi a Firenze all’ostello Santa Monica dove partecipavo a lunghe, serissime e faticose riunioni.
A volte per riposarmi andavo a fare due passi verso la Piazza del Carmine e mi sedevo sui gradini della chiesa.

3684781.jpgLa facciata di questa chiesa era davvero poco attraente, ma sedendo lì mi accorsi che era molto frequentata dai turisti, specie stranieri.
Incuriosita da questo traffico sono entrata una volta e quello che ho visto, l’interno settecentesco un po’ qualunque, mi ha fatto pensare” certo che questi turisti a Firenze vanno a vedere qualunque cosa…” .

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Per fortuna mia una volta sono entrata per sedermi all’interno e così ho scoperto che quella era LA CHIESA DEL CARMINE, cioè quella che contiene la cappella magnificamente affrescata da Masaccio, Masolino da Panicale e Filippino Lippi!

 

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La cappella è completamente ricoperta  dagli affreschi meravigliosi che con il pretesto delle storie di San Pietro raccontano una umanità straordinaria.

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Sono decine di ritratti di persone vere, di volti autentici, di sguardi pieni di consapevolezza.  Un capolavoro straordinario. Di Masaccio il Vasari ha scritto

« Le cose fatte inanzi a lui  si possono chiamar dipinte, e le sue vive, veraci e naturali. »

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Da quella volta appena potevo passavo ore a colloquio con quella straordinaria umanità cercando di farmi perdonare per la mia sciocca e  spocchiosa ignoranza.

imparare a memoria per lunedì…

images-1.jpgMi pare che questo argomento in questo blog ci stia proprio bene: imparare a memoria, una cosa che ci ricordiamo noi che abbiamo un’età.

Una delle pratiche scolastiche più criticate e osteggiate eppure…  Io ho dovuto imparare a memoria un mucchio di cose, filastrocchine insulse, brutte cosiddette “poesie” e tante parole belle.

Mandare a memoria Carducci era facile: tambureggianti come sono i suoi versi, con un bel po’ di parole astruse, ma in fondo  parapà parapà pappapero. Ma ce ne erano di quelli che bisognava impegnarsi per ricordarli. Tanto Dante mi hanno fatto imparare, e Leopardi e Pascoli, Dannunzio (anche la pioggia nel Pineto ovvio!) e Manzoni, a parte i brani dei Promessi sposi anche lui aveva parecchi parapà (Ei fu. Siccome immobile…)

images.jpgCon Manzoni ho un fatto personale: avevo imparato a memoria il discorso del vescovo Martino dall’Adelchi un brano lunghetto e piuttosto ostico. Per  non annoiarmi lo leggevo e ripetevo come se avessi dovuto declamarlo a teatro.

Il giorno dopo in classe entra il Preside, che curava personalmente le classi che dovevano fare la maturità con incursioni temutissime. E mi interroga. Comincio a recitare il mio vescovo Martino e vado avanti avanti sempre più preoccupata; infatti di solito ti facevano dire una parte poi ti chiedevano di fare la “parafrasi” insomma spiegarla e commentarla… continuavo ad andare avanti e pensavo:  “Oh, madonna! quanta me ne fa spiegare” e invece una volta finito mi fa i complimenti e mi manda a posto con un volto altissimo mi pare 9 o forse addirittura 10. Una mia collega storse un po’ il naso e il Preside le spiegò che se uno la diceva così era inutile chiedere le spiegazioni perchè era evidente che aveva capito. Una grande soddisfazione che mi ripagò ampiamente della fatica.

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Poi ci sono state le poesie e i brani scelti da me , senza obblighi scolastici, quelli che  ho imparato a memoria per poterli portare  sempre con me, per farmi coraggio, compagnia, per sentirmi capita e in comunione con l’autore.

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Ecco a questo é servito per me l’abitudine ad imparare a memoria, avere dentro il mio cervello le parole che  descrivevano un momento, una emozione, un sentimento, una situazione, una idea, un principio.. ma in quel preciso modo, con quelle precise parole, con quel ritmo che le rendono speciali, con le quali l’autore le ha dette costruendo una magia straordinaria, poesia insomma.

Adesso mi capita spesso, in situazioni le più diverse, di scoprire che nel mio cervello escono fuori da sole le parole di qualcuno, imparate chissà quando, che sono perfette, un commento assolutamente preciso e senza che mi debba sforzare a cercarlo… Dunque sono ampiamente ripagata dell’impegno che ci ho messo.

Ma a volte la memoria fa scherzi strani: mi capita di ricordare cose… che non ho imparato. Per esempio ci sono versi di Lorca che così come li ricordo io… non ci sono in nessuno dei suoi testi che ho… deve averlo rielaborato la mia memoria, magari per vendicarsi

 

a Federico Garcia Lorca, nel giorno del suo compleanno

Qualcuno mlorca.jpgi ha ricordato che oggi, nel 1898, era nato Federico Garcia Lorca. Per me una data importante. Ho amato Lorca come un’adolescente di oggi può amare la star di un complesso musicale alla moda, solo che io mi ripetevo le sue poesie anzichè asoltare in cuffia la musica.

Me lo aveva fatto conoscere, attraverso la voce recitante di Arnoldo Foà, il grande Preside del mio Istituto Magistrale di cui ho parlato qui e da allora i suoi testi poetici erano la mia compagnia di ragazza un po’ strana e poco popolare fra le coetanee…

Leggevo le sue poesie sul libro di Guanda che il libraio mio amico mi lasciava sfogliare. I libri erano costosi, per me troppo!

Il primo lavoro che ho trovato è stato dare ripetizioni di italiano ad un ragazzino delle medie, alla fine del mese sono tornata a casa orgogliosa con il mio gruzzoletto e l’ho consegnato soddisfatta alla mia sorella che mi aveva accolto generosamente nella sua casa, anche se anche lei non aveva molto da scialare.

Lei mi conosceva bene… Mi ha rimesso in mano il “gruzzoletto” dicendomi “Mi sa che in libreria c’é un libro che ti aspetta” Ed é così che è entrato in casa mia il mio primo Garcia Lorca , che tengo ancora come una reliquia

DSCN0149Copier.jpegLo leggo ancora ogni tanto anche se i miei gusti in fatto di poesia sono cambiati, ovviamente, come sono cambiata io in più di cinquanta anni,  ma ancora mi emozionano dei versi come questi

(ES)
« Yo canto para luego tu perfil y tu gracia.
La madurez insigne de tu conocimiento.
Tu apetencia de muerte y el gusto de su boca.
La tristeza que tuvo tu valiente alegría.

Tardará mucho tiempo en nacer, si es que nace,
un andaluz tan claro, tan rico de aventura.
Yo canto su elegancia con palabras que gimen
y recuerdo una brisa triste por los olivos. »
(IT)
« Io canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La nobile maturità della tua conoscenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Passerà molto tempo prima che nasca, se nasce,
un andaluso così illustre, così ricco d’avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste fra gli olivi. »
(F. G. Lorca, Alma ausente)