ma vai a Jesi!

400px-Jesi,_MuraSul web si incontra una infinita quantità di siti, pagine fb e altri social che ospitano la passione degli italiani di provincia per le loro piccole patrie. Molti cercano di scrivere i loro proverbi, modi di dire, frasi abituali in un dialetto di cui quasi sempre ignorano la sintassi e l’ortografia e anzi che pensano non ce ne sia alcuna.

Assieme all’ignoranza dellle regole di scrittura si scopre un’altra ignoranza, quella del perché si dice  quello e in quel modo. E’ capitato anche a me, parecchio tempo fa , quando pur non essendo di Jesi ci venivo  da ragazzina dato che ci abitavano i miei parenti più stretti.

The-Towers-of-Bologna

una veduta dall’alto delle due torri

Abitavo allora a Bologna e la prima volta che dissi “non posso venire perché in quei giorni vado a Jesi” mi sono sentita rispondere: “Ma ci vai perché ci devi andare o perché ti ci hanno mandato?” La risposta mi incuriosì ovviamente e andai a cercare il perché. Dunque se a Bologna dicevano “Vai ben a Jesi” significando “Va a morire ammazzato” oppure  “Vatti a far impiccare” non è perché i bolognesi abbiano qualcosa a che dire su Jesi, ma è che, al tempo del dominio papalino delle Marche e anche del Bolognese,  a Jesi si fabbricavano cordami di alta qualità per la Marina Asburgica e per le reali impiccagioni e , vedi caso, anche ottimi saponi che servivano tra l’altro  per lubrificare le corde suddette.

 

CORDERIE-ROYALE-4-TIJ-022 copie copieInsomma già i marchigiani erano tristemente conosciuti perchè facevano gli esattori per il papa da cui il detto “meglio un  morto in casa che un marchigiano sulla porta”  gli jesini per di più oltre che marchigiani erano anche in qualche modo partecipi delle impiccagioni…

Dunque un detto, ancora oggi o quasi, usato nasce ed  è documento e memoria della storia quella vera anche se non quella “grande”. Don Attilio, il mio grande parroco, mi raccontava che quando era un giovane seminarista di Jesi, accompagnò un gruppo  jesino a Bologna assieme a tanti provenienti da mezza Italia. Lui reggeva un cartello con la scritta JESI e si accorse che chi li vedeva passare li segnava a dito e sorrideva… 070b92c7-365b-4757-97eb-6b2d5bd3b3bfLoro, gli jesini, si guardavano per vedere cosa avessero che suscitava l’ilarità… “che ne so, magari avevamo il sottabito che passava sotto”… Trovarono la risposta solo chiedendo a un prelato bolognese che appunto raccontò la storia del “va ben a Jesi” E diciamo che la storia a volte è noiosa, lontana: è che noi siamo spesso un po’ ignoranti o almeno inconsapevoli, altroché.

ma vai a Jesi!ultima modifica: 2014-01-29T13:32:05+00:00da scanfesca
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2 pensieri su “ma vai a Jesi!

  1. Mia nuora è di Bologna ma non conosce questo modo di dire. Domenica scorsa le ho chiesto del “ma va a jesi” e lei ne è rimasta sorpresa. Cambio generazionale. Ho guardato in internet,ho trovato questo blog ed unisco la mia esperienza di tanti ma tanti anni fa. Trentino Val di Fassa anno 1959. Ero in vacanza con un gruppo di ragazzi jesini in una struttura gestita da bolognesi. È stato uno spasso. Non volevano crederci che Jesi fosse un luogo reale. Per loro era il paese del vammoriammazzato.

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