a scuola con la poliomielite

Quando sono arrivata nella mia prima classe, una seconda elementare nell’alta Vallesina  era il 1° ottobre 1964. La mia prima classe me l’ero immaginata in tanti modi, ma la stampella appoggiata al banco di Paola quella no, non l’avrei mai  immaginata.

Paola era poliomielitica non ho mai saputo esattamente cosa non avesse funzionato,  probabilmente  si era ammalata prima della vaccinazione…

polio_usa

Aveva una gamba imbracata in una specie di armatura  e così doveva stare seduta con questa gambetta rigida  e camminare appoggiandosi a una stampella  a tripode.

Faceva molta tenerezza vedere i suoi sforzi per fare tutto quello che facevano tutti gli altri, era allegra e vivacissima. Si faceva in modo da non metterla in difficoltà e gli altri bambini erano molto collaborativi, non sembravano notare nessuna differenza. Lei non si lasciava demoralizzare dalla difficoltà, stringeva i denti e si sforzava di superare ogni problema.

Ad un certo punto dell’anno Paola si assentò per una nuova operazione a Bologna e quando tornò a casa per una lunga  convalescenza non poté tornare a scuola così quasi ogni giorno io uscivo dalla scuola e andavo da Paola a casa sua, che era lì vicino, e le raccontavo cosa avevamo fatto a scuola, le spiegavo le cose nuove, le facevo fare degli esercizi. Facevo uno spuntino offerto dalla famiglia (facevano i fornai e i loro prodotti erano molto gustosi) poi dopo le 14 prendevo il treno per tornare a casa.

Così siamo arrivati alla fine dell’anno scolastico ma allora  in seconda c’era l’esame  e con la Commissione andammo da Paola che eseguì le sue prove a letto e fu promossa.

Finalmente arrivò il giorno che andai da Paola a consegnarle la pagella con la promozione e anche a salutarla dato che ero stata trasferita e di lì a pochi giorni mi sarei sposata.

Tutta la famiglia mi aspettava e una volta consegnato il documento il padre mi disse

“Adesso lei non è più la maestra di Paola, vero?”

mi sembrava uno strano discorso comunque  “Sì, adesso non lo sono più”

“E allora non può rifiutare questo dono che le abbiamo scelto per ringraziarla e augurarle un matrimonio felice”  E mi consegna una scatola con un servizio di cucchiaini d’argento.

Non li ho mai usati, sono ancora nella  loro scatola foderata di seta bianca e ogni volta che li vedo mi ricordo la piccola bambina storpiata dalla polio, il suo coraggio, la nostra intimità e ci penso ancora di più in questi giorni in cui si parla tanto della “libertà” di non vaccinare i bambini!

 

anche per i fiori c’è una moda

Una passeggiata in campagna mi ha ricordato dei fiori che avevo completamente dimenticato anche perché da tutti erano stati dimenticati: le dalie e le zinnie.zinnia

Nella mia infanzia romagnola non ricordo orto, aiuoletta, aia di campagna che non avesse, in autunno, almeno un angoletto  splendente di colori, di tutti i possibili colori dell’arcobaleno tranne il blu… Un angolo che veniva curato e accudito con soddisfazione dall’arzdora, la massaia, che poi li raccoglieva e ne ornava anche le tombe ai primi di novembre.Dalie

Erano le ZINNIE, fiori un po’ ruvidi,  rigidi, ma durevoli, multiformi e soprattutto multicolori e, più eleganti e delicate, ma anche loro di ogni possibile forma e colore: le DALIE.

Che nostalgia! Ma non c’è niente da fare: c’è una moda anche nei fiori…della sparizione di zinnie e dalie, credo sia responsabile la loro semplicità, il fatto che non c’è bisogno di andare a comprare niente per farli crescere e soprattutto che con il loro aspetto ci ricordano le loro (e nostre) origini campagnole. E questo è quasi imperdonabile

image_4954

la riscoperta del bisnonno

mutuo soccorsoQuando una casa “muore” cioè quando chi l’ha vissuta fino a quel momento non c’è più e bisogna vuotarla perché diventi di qualcun altro capita di incontrare il proprio passato o di scoprire un passato che non conoscevamo.

E’ successo anche a noi e nel guardare le foto di famiglia della prima metà del novecento quando le foto erano poche perché costavano e la gente era anche meno narcisista  ne abbiamo trovate alcune anche del bisnonno B, il padre del professore di matematica di cui ho raccontato qui.

Così ecco che anche su questo lato della famiglia si scopre che il sangue scorreva a sinistra fin dalla precedente generazione…infatti eccolo nella foto ricordo della casa della Società Operaia di Mutuo Soccorso di cui era socio e che a suo tempo era stata devastata dagli squadristi. Qui sono tutti fieri nel 1954, davanti alla nuova sede a festeggiare il  75° anno dalla fondazione.

Nonno Alfredo è quello con i baffi, in prima fila il terzo da destra. Sorride come faceva spesso anche quando l’ho conosciuto, un uomo con un notevole senso dell’umorismo.

Nelle Marche le società di Mutuo soccorso hanno avuto una grande importanza e diffusione, toccherà scriverne, ma prima tocca studiarne e parecchio. Mi piacerà!