A Montefiore Conca una volta c’era un vasaio…

il manicoanzi ce n’era una famiglia e c’era una bottega dove più generazioni di vasai hanno lavorato.  Si chiamavano Franchetti e la loro bottega era lungo la salita che dalla porta delle mura sale alla Rocca malatestiana di Montefiore Conca.

la bottegaLa bottega era così, come nella foto… adesso è ancora lì e anche il suo antichissimo forno a legna, tutto è rimasto intatto, i torni a mano, gli scaffali per accogliere i vasi ad asciugare o per metterli in mostra solo che è chiuso e riapre solo dicono durante qualche manifestazione per dei laboratori o  a fare la parte dei “mestieri che non ci sono più”…

 

Eppure io l’ho vista viva questa bottega, l’ho frequentata più volte, ho persino scherzato col vasaio dicendo che a vedere come la creta prendeva forma sotto le sue mani sembrava facile… mi ha fatto provare… la creta era assolutamente insensibile alle mie sollecitazioni !

il "mio" vasaio

Io ho conosciuto questo dei Franchetti, di cui non ho mai saputo il nome:  mi raccontava della sua passione da bambino per tirare fuori dalla creta forme fantasiose che suo padre distruggeva senza pietà perché gli diceva che le forme degli orci erano quelle che da sempre si facevano e si erano fatte… tre o quattro modelli sempre gli stessi.
Il vecchio Franchetti aveva le sue ragioni: per lui cercare la creta, lavorarla, farne dei recipienti che alla gente servivano per portare a casa l’acqua dalla fontana, era un modo per guadagnare qualcosa da aggiungere alla vita grama di un abitante di un paesino povero dell’entroterra riminese di allora. Le forme da dare alla creta dunque dovevano essere quelle conosciute da sempre, fissate dalla tradizione e cercate dalla clientela.

il vasaio padre

Ma col passare degli anni e l’arrivo dell’acqua in casa il commercio degli orci diventò molto difficile ma nel frattempo era cominciato il boom della costa riminese e spesso i turisti  stanchi di sole facevano delle puntate nei dintorni e le rocche e castelli esercitavano un notevole fascino.
La bottega del vasaio su per la salita cominciò ad attirare l’attenzione, si fermavano, chiedevano, si portavano via il coccio  che poteva stare bene con l’arredamento  rustico della cantinella…

i vasi
Allora il figlio poté finalmente dare sfogo al suo estro e modellare vasi e ciotole con forme nuove, anche se sempre così eleganti e armoniose da essere anche loro classiche.
Mi mostrava orgoglioso i ritagli di riviste molto diffuse come GRAZIA, GIOIA, Epoca  che avevano fatto dei servizi su di lui e le sue creazioni.
Fu un periodo, credo, fruttuoso e che gli dette delle soddisfazioni.
Un autunno accompagnai da lui un’amica che viveva all’estero e che riempì l’automobile di orci, vasi, ciotole con i quali fece originalissimi regali di Natale per decine di amici che li gradirono molto.

Anche io naturalmente ogni volta tornavo con qualche pezzo e qualcuno da sempre (ormai sono circa 40 anni ) orna la mia casa come questi
Ero  poi tornata dopo parecchi anni e avevo trovato il figlio del figlio,  il giovane Franchetti che aveva fatto la scuola d’arte… le sue creazioni mi sembravano meno belle di quelle di suo padre, le forme erano più stereotipate e poco armoniose… Gli avevo detto che avevo tante cose che avevo comprato da suo padre e lui con un certo astio mi disse che sì, avevamo comprato delle cose belle pagandole una miseria…
Mi era sembrata un’accusa acida e fuori luogo.

la bottega

 

Sono tornata pochi giorni fa dopo parecchi anni e, come dicevo, la bottega è chiusa anche se non è in degrado… per combattere la nostalgia ho guardato più volte il bel filmato che la scuola d’arte ha fatto sulla bottega di vasai Franchetti, dove si vedono all’opera i due anziani.

il beccuccio
I gesti essenziali ed armoniosi, che a guardarli sembrano facili,  con i quali il vecchio forma l’orcio, ne modella il beccuccio, stende e attorciglia l’ansa, decora col pollice il bordo della ciotola sono davvero belli, paragonabili a qualunque altra forma di arte, a un passo di danza di Nureyev  o a una pennellata di Picasso.il bordo
E così il gesto con il quale il “mio” vasaio fa ruotare la vernice dentro il vaso per stenderla…  gesti di cui ormai resta solo il ricordo prezioso, ma sbiadito, in questo bel filmato,

Gesti antichi, raffinati e resi sapienti dai secoli e che adesso sono perduti.Schermata 06-2457570 alle 17.42.10

A Montefiore Conca una volta c’era un vasaio…ultima modifica: 2016-07-01T11:04:22+00:00da scanfesca
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