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lettore-bombardato Ogni tanto sui social qualcuno domanda “quali sono i libri della tua formazione”…”quali i 10 che sono stati fondamentali per te…”  Io che sono una lettrice più che forte quasi da un libro al giorno (anzi a notte) mi trovo in dubbio: che cosa risponderei?

Intanto direi che all’epoca della mia formazione ero ampiamente condizionata dalla mancanza di soldi e quindi costretta a leggere quello che trovavo o che mi prestavano…

Intanto direi che nella nostra infanzia che si è consumata nel dopoguerra, quando libri non ce ne erano, noi fortunati avevamo quelli che nostro padre, quell’originale, aveva sepolto per salvarli dalla guerra. I suoi vicini avevano nascosto lenzuola, oggetti preziosi…lui invece i libri! Ognuno ha la sua idea di che cosa è prezioso!

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Così avevamo tutta la serie dei Salgàri… che io mi facevo leggere dai fratelli e poi che ho imparato a leggermi da sola. Eroismi, amicizie oltre la morte, senso dell’onore, senso del dovere, patriottismo, il sacrificio sopportato in nome dell’ideale… l’ideale…

Insomma invece delle storie dolci, delicate e bamboleggianti che adesso si offrono ai bambini di 5, 6, 7 anni io avevo storie toste e molto “virili” anche se la mia eroina era Jolanda, la figlia del Corsaro Nero. Confesso che la serie delle Piccole donne l’ho letta tardi e l’ho trovata stucchevole… poi è venuto London e poi ancora E.M.Remarque a cui devo un incontro straordinario con un libraio favoloso.

Comunque ho fatto fatica a scegliere quello che volevo leggere, mi andava bene tutto pur di leggere, ma non mi piaceva tutto. Le biblioteche scolastiche le ho saccheggiate con foga, anche se pochi sono i libri che, presi in biblioteca, mi sono rimasti nel cuore (vedi ….)

Alle superiori una cara amica che aveva in casa una splendida collana dei classici italiani e stranieri tutta completa dall’A alla Z della quale non si interessava minimamente, mi portava a scuola un libro alla volta … purtroppo cominciò dal fondo ed è stato così che ho letto TUTTO Zola…

Di sicuro uno dei libri  fondamentali e non solo per il suo contenuto per me fu Il dottor Zivago come ho raccontato qui

A pensarci bene poi vennero Stainbeck e Faulkner e poi la prima Medusa: Addio alle armi., Fiesta…erano finalmente arrivati gli americani

Tanta poesia: Lorca, Machado, Rimbaud, dada, simbolisti, giapponesi, gli americani  tradotti dalla Pivano e anche gli italiani rigorosamente “dopo Carducci-Dannunzio-Pascoli” … vizio che coltivo ancora.

E i russi…con calma e abbandonandosi ai loro tempi: Guerra e pace, I fratelli Karamazov, Anna KareninaDelitto e castigo, L’idiota, Oblomov

Ma quello che ha fatto davvero da spartiacque è stato Alla ricerca del tempo perduto di Proust.

Vivo in una terra di terremoti e nel 1975  una scossa piuttosto violenta, 5.9, con epicentro ad Ancona mi spaventò moltissimo: era la prima volta che ero investita da vicino… e avevamo tre figlie piccole. Una zia ci prestò per un periodo una casa a Rimini dove non c’erano libri. Io mi ero portata il cofanetto con i sette volumi e, siccome non riuscivo a dormire cominciai la lettura, convinta che con la fama di pesantezza che aveva… Siamo tornati a casa ed è ripresa la vita normale.

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Ho passato i tre anni successivi con Proust: finivo un volume, lo infilavo nel cofanetto e sfilavo il successivo poi ad un certo punto non ce ne erano altri…. Mi sono sentita persa, obbligata ad uscire dall’universo di umanità e di pensieri, di sentimenti, di sfumature, di vortici di emozioni, di atmosfere in cui Proust mi aveva fatto vivere fino ad allora. Provai a leggere altro ma li abbandonavo subito, magari  anche buoni libri ma tutti mi sembravano insipidi.  Ho riempito quel periodo con letture di saggi e di diarii di viaggio poi sono tornata in me…ma ne ho ancora nostalgia.

lettori.F.Mario Cattaneo

 

 

sapori di casa

Parecchi anni fa due delle mie figlie sono state invitate per una vacanza a Bruxelles, ospiti di cari amici jesini con una figlia della stessa età.
Decidiamo per l’aereo, anche come esperienza, la prima, di volo e chiedo agli amici che ci ospiteranno di suggerirmi qualcosa che avrebbero gradito di ricevere (assieme alle figlie).

“Il pane! Il pane di Martellì… Panene abbiamo una gran nostalgia… e i biscotti del forno, quelli rettangolari rustici da colazione, da tazzona del caffellatte.”

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Non c’é niente da fare: anche gente (come sono  loro)  che ha vissuto in mezzo mondo, per anni, che ha conosciuto e apprezzato culture e abitudini diversissime, gente che a ragione può essere definita “cosmopolita” dentro il cuore conserva i sapori di casa dell’infanzia!
C’é da dire che il pane e i biscotti “de Martellì” sono famosi a ragione.

Così sono partita per Bruxelles avendo dentro il bagaglio a mano due filoni da un chilo l’uno di pane casereccio e dentro il bagaglio delle figlie un chilo di biscottoni da colazione….
C’erano ancora le dogvaligiaane e ho avuto una paura terribile che mi facessero aprire la borsa e allora avrei fatto la figura de “i soliti italiani” che si portano il pane e magari salame da casa…

Per fortuna siamo passate indenni e vedere gli amici gustarsi il pane e i biscotti della loro infanzia mi ha ampiamente ripagato dell’ansia.

 

la scoperta del Tai Chi

Nel 1973 la Cina era ancora un assoluto mistero, una realtà segreta e proibita di cui solo raramente potevamo cogliere qualche sprazzo e quasi sempre era stato manipolato ad arte. Per questo quando nel 1973 la rai trasmise il documentario girato in Cina da Michelangelo Antonioni io l’ho guardato con molto interesse.

C’é da dire che il regista era stato invitato in Cina dal governo cinese, era ancora vivo Mao e la rivoluzione culturale era nel pieno della sua azione. Antonioni filmò solo quello che gli fu consentito, ma l’occhio del grande regista riesce comunque a mostrarci la vita come sopita sotto la cappa onnipresente del controllo poliziesco di quei milioni di persone. Fu poi violentemente criticato dalla banda dei quattro… Guardarlo anche adesso è interessantissimo, se non altro per osservare le differenze abissali della vita e delle città fra allora e oggi.

Schermata 05-2457513 alle 09.19.49La Cina era un tale mistero che tutto era interessante e il documentario ancora adesso, per ritmo e qualità del racconto é affascinante. Però fra le altre cose mi avevano colpito tantissimo le immagini di persone che all’aperto, in modo informale, come dice il commentatore (che é Andrea Barbato) “all’alba, all’ombra delle vecchie mura tartare” eseguono questa  specie di “ginnastica che é anche una danza e una cerimonia come seguendo una musica che nessuno tranne loro può sentire

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(Nel filmato da vedere al minuto 5’44 un ciclista fa Tai Chi mentre va in bicicletta e poi dal 7’52 fino al 10’10 un gruppo che pratica “all’ombra delle mura tartare…”)

 

Era il mio primo incontro fugace e fulminante con il Tai Chi e per anni restò anche l’unico. Allora non c’erano youtube, i cd,  internet stava nascendo… insomma non c’era modo di tornarci su e di rivederlo. Ma nella mia mente era rimasta indelebile l’armonia di quei gesti, la straordinaria sincronia dei movimenti che nessuno guida, la bellezza di quei visi concentrati, sereni, ieratici…

Così quando, decenni dopo, cominciarono ad apparire anche qui da noi gruppi che offrivano l’esperienza del Tai Chi io con entusiasmo… ho spinto i miei familiari a provare: é piaciuto anche a loro che uno dopo l’altro ne sono diventati praticanti assidui o temporanei, hanno cambiato palestra e maestri più volte ma “la pratica” non é mai stata del tutto abbandonata anzi: il più piccolo, sei anni, per imitazione già comincia a eseguire i movimenti con una certa grazia… Io no, sono rimasta fedele alla mia ammirazione e paga di averne parlato ai miei e di averli in qualche modo avvicinàti a questa meravigliosa forma di ginnastica  che… “é una danza e anche una cerimonia…”

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