voglio il pallone e la bottiglia

Quando aveva circa 7 anni una delle figlie piantò un capriccio memorabile, tanto memorabile che ancora adesso lo nominiamo come una rappresentazione icastica della irriducibilità di certi caratteri e della mancanza di senso della realtà

Si giocava sulla spiaggia e all’approssimarsi della sera dopo aver provato ripetutamente a invitare L. a smettere di giocare con la bottiglia e il pallone con i quali aveva inventato non sappiamo più quale gioco per lei divertentissimo, abbiamo dovuto costringerla a salire in auto lasciando lì gli attrezzi.

imagesPianse, pianse  e con lei che gridava “voglio il pallone e la bottiglia” abbiamo percorso i circa 40 chilometri che ci separavano da casa. Intanto noi provavamo a farle capire che non era possibile, che avrebbe giocato ancora il giorno dopo, che ormai non gliene importava nemmeno più se ci pensava bene, poi abbiamo provato a coccolarla e anche a scherzarci su facendo diventare “voglio il pallone e la bottiglia uè” un gingle… niente da fare. Solo la stanchezza e il sonno vinsero questa volontà indefettibile.

Spesso le  persone che hanno delle opinioni molto radicate  davanti a dei miglioramenti e dei cambiamenti che sono parziali ma nella giusta direzione denunciano  questa parzialità e decretano: ci vuole ben altro, questo è solo una presa in giro e cose simili

A me viene in mente L. e la sua volontà di avere pallone e bottiglia e subito. Ma L. aveva forse 7 anni… e in seguito ha imparato la mediazione, almeno un po’. Uffa quanti benaltristi mi tocca sopportare ogni giorno e tutta gente che si intende di politica senza ricordare che è l’arte del compromesso e che quest’ultima non è una parolaccia, ma il succo del dialogo… Forse anche io a volte vorrei gridare che voglio un pallone e una bottiglia.

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cacca, piscia e …sederino

3set_2012_2_jpg_823x257_crop_upscale_q85La prima volta che ho visto la mia nipotina, nel senso che sono sua zia, era in punizione nell’angoletto della cucina e borbottava qualcosa fra sé e sé.

Stava ripetendo con aria arrabbiata, come per vendicarsi della punizione:  “Cacca piscia e ….sederino”

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Una trasgressione epocale.  Quel “sederino” invece del “culo” che già allora, almeno quaranta anni fa, era una parola che si usava, mi faceva ridere allora come oggi.

Mi è venuto in mente questo aneddoto oggi davanti al tizio che ha dato della “bella topa” (tradotto “bella vagina”) a Sophia Loren e si è stupito che a lei non sia piaciuto….

Fra una bimba ribelle che per scandalizzare dice sederino e un adulto famoso che per rendere omaggio dice topa ci sono non solo gli anni, ma anche abissi di cultura e educazione. Forse anche quantità di intelligenza credo.

una maestra nel far west

Le linee ferroviarie secondarie in una regione come le Marche stanno scomparendo lasciando una scia di proteste e in me una grande malinconia.

Infatti io ne ho conosciuta una, la Fabriano Pergola che è stata chiusa nel 2011 e per fortuna e in piccola parte riaperta nel 2012. Quando ancora era lei, come si dice, ogni giorno arrivavo a Fabriano dalla mia città e qui prendevo la “coincidenza” per Monterosso. Su youtube hanno postato l’intero percorso…

Ogni mattina scendevo di corsa dal mio treno, correvo verso il trenino e via verso Monterosso dove mi aspettava il taxi che poi mi avrebbe portato alla scuolina, 10 km più su (ma questa é un’altra storia, raccontata qui).

lug2003-940006-090603coxx.jpgUna mattina d’inverno, con il paesaggio imbiancato scendo e … il marciapiede del trenino é vuoto…!

Il capostazione mi guarda, si dà una manata sulla fronte ed esclama “Porcatr…  ci siamo scordati la maestra!”  Siccome il mio treno era in ritardo avevano dato il via libera al trenino…

Dramma, io non so che fare e lui  ” Che giorno é? Mercoledì? Siamo salvi, c’è il postale!”Insomma sono salita sul postale su un carro senza sedili, fra i pacchi, con l’addetto che in punti prestabiliti  al rallentamento o alla fermata del treno lanciava fuori i pacchi.

Le pareti interne del vagone erano coperte di uno strato di ghiaccio e io seduta su una cassa cercavo di scaldarmi a una stufetta a legna sistemata in un angolo. Avevano avvisato la Stazione di Monterosso del ritardo e il mio tassista aspettava.

Sono arrivata in ritardo a scuola, io ero disperata, confusa e mi sentivo in colpa, gli alunni e la bidella invece erano preoccupati per me e la mia salute… Che gente meravigliosa.

Alla sera a casa piangevo disperata con mio marito che, dall’alto del suo atteggiamento zen verso tutto mi consolava così:

” Pensa quando lo racconterai ai nipoti: mi ricordo quando viaggiavo sui postali”  detto con la voce chioccia del vecchietto dei western…

Ed é quello che sto facendo.

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