“che ti chiami?”

140514_2783 copiaGiorgio mi ha sempre preso benevolmente in giro per la mia passione, come la definisce lui, di “dare del tu alle piante ma in latino”.
Mentre andavamo per prati e boschi, specie con Giulia, io cercavo di dare ad ogni pianta il suo nome; siamo arrivati a rivolgerci ad un albero chiedendogli “Che ti chiami?”.
Insomma una passione antica e anche non superficiale; filosofi, linguisti e psicologi hanno scritto fiumi di intelligenti considerazioni sull’importanza di “denominare” per capire e conoscere. Senza la parola, senza il nome la realtà si confonde e a volte svanisce.
Così mi sono iscritta a più di una pagina di quelle che si occupano di erbe e piante spontanee dove ogni giorno vengono pubblicate dagli iscritti al gruppo decine di foto di piante spontanee seguite dalla domanda:
“Sapete dirmi che pianta è?”
e fin qui tutto ovvio, tutto regolare… e allora?
Allora almeno circa l’80 % delle volte alla richiesta del nome segue la domanda
“si mangia?” oppure “come si usa?”.
Le risposte non si fanno attendere. Su alcuni gruppi subito arriva una risposta seria e documentata, qualche conferma e poi i commenti vengono chiusi: chapeau a chi si sobbarca il gran lavoro.
Ma nella maggior parte dei siti i commenti arrivano subito, a volte a centinaia, spesso contrastanti ferocemente fra loro: “è questo” “no è quell’altro” poi si uniscono le tifoserie, a volte anche decine di persone scrivono la stessa cosa (e anche l’altra)… decine!
Per il “si mangia?” accade lo stesso: da “fa bene alla salute” “buonissimo nelle insalate” a “velenosissimo”… a decine alternativamente anche loro.
Chissà se non sarebbe il caso di fare una indagine sulla mortalità percentuale fra gli iscritti a questo genere di pagine fb.
Tutto questo in qualche modo mi diverte, quello che invece mi fa arrabbiare e anche preoccupare è l’atteggiamento di rapina nei confronti del mondo naturale, in base al principio “se non ci posso fare niente che ci sta a fare?”
e anche “se non mi è utile non mi interessa”; il tutto però condito da dichiarazioni di amore per la NATURA, da prediche sull’importanza che deriva al nostro benessere dall’uso di elementi naturali e via di naturalismo ed ambientalismo fritto e rifritto.
Continuo a leggere e a volte azzardo commenti ironici e anche a volte sarcastici che vengono regolarmente ignorati.
Chiedo a chi ha letto pazientemente fino qui: secondo voi “che si chiama”, insomma ha un nome questo modo stralunato di guardare il mondo naturale di cui (straordinario!) facciamo parte anche noi?

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bandiera nuova per il “primo” 1°Maggio repubblicano

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Nonno Alessandro teneva un diario nel quale con costanza annotava ogni giorno notizie sul tempo e sugli avvenimenti  più importanti;  nel diario dell’anno 1947 scriveva:

1° Maggio esposta la Bandiera grande aggiustata da Pierina cambiato il bianco con lo stemma prendendo un telo bianco della tenda vecchia e l’asta quella della bandiera Pontificia. Corteo fanfare a musica, discorso  dal balcone dell’Albergo, bandiere anche la Democrazia

Anche a Jesi il 1°maggio 1947 fu in effetti un giorno particolare perché fu il “primo” 1° maggio dell’Italia repubblicana  dato che solo il 2 giugno del 1946 il referendum  aveva sancito che “l’Italia è una Repubblica”. Il nonno materno di Giorgio, Alessandro Santini, era allora custode della Banca Nazionale del Lavoro che aveva sede nel Palazzo Magagnini, quello col loggiato in Piazza della Repubblica che si vede nella foto.

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Nonno Alessandro viveva con la famiglia in un alloggio nei locali della Banca di cui tra l’altro faceva parte la torretta che svetta sul tetto dell’edificio e uno dei suoi compiti era esporre la bandiera in occasione delle ricorrenze nazionali.  La celebrazione della Festa del Lavoro durante il ventennio aveva cambiato data e denominazione e aveva goduto di pessima fama, solo nel 1945 era tornata a essere celebrata il 1° maggio come nel resto del mondo.  Tuttavia nel giorno del 1° maggio del 1947 non c’era più il Regno d’Italia e la bandiera con lo stemma sabaudo non poteva essere esposta. 

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Nonno Alessandro era un uomo scrupoloso, pignolo e sempre molto timoroso di non agire correttamente così si fece aiutare dalle donne di casa che erano tante ed erano abilissime con l’ago con il quale del resto si guadagnavano il pane e insieme trovarono la soluzione.

La figlia Pierina, mamma di mio marito, taglia via il bianco con lo stemma sabaudo e recupera un telo bianco da una tenda, anche l’asta è recuperata da un’altra bandiera. Tutto rimediato che arrangiarsi e recuperare non era solo una filosofia di vita ma piuttosto una dolorosa abituale necessità.

Così la bandiera per la festa del lavoro è pronta e la festa può cominciare con “discorso dal balcone dell’Albergo” che sarebbe il balcone sopra il loggiato del palazzo.

La nota finisce con “bandiere anche la Democrazia” che sembra incomprensibile oltre che sgrammaticato; servirà sapere che la Democrazia scritta così per nonno Alessandro, cattolico conservatore di strettissima osservanza, era la Democrazia Cristiana! Dunque c’erano tante bandiere e fra tutte quella della Democrazia Cristiana, che in fondo era quella che più gli interessava.

Una piccola storia, di una tranquilla cittadina di provincia, mentre in Sicilia, a Portella della Ginestra accadeva il terribile massacro per cui si ricorda quello speciale Primo maggio.

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Guttuso: primo maggio a Portella della ginestra

 

di che colore è il tronco di un albero?

albero rosso, P.Mondrian

Corso di formazione per insegnanti di scuola dell’infanzia. Si lavora sul disegno e la pittura, sulla creatività, su come stimolarla e lasciarla esprimere.  Cercando di aiutare  la riflessione sui modelli stereotipati del disegno, che spesso si incoraggiano a scuola, pongo una domanda semplice:

“Di che colore è il tronco di un albero?”   Coro: “Marrone!”

Offro a ciascuno una striscia di carta e li invito a scegliere il marrone che preferiscono per colorarla come fosse un tronco di albero. Con questo “campione” li invito ad andare nel parco che circonda la scuola a cercare quale albero corrisponde al “marrone” che hanno scelto.

Betulle . Klimt

Tornano con l’aria sconsolata e anche con uno sguardo d’intesa negli occhi.  Si vede che hanno capito.

Speriamo che se lo ricordino e magari con qualche esempio autorevole di pittori antichi e moderni, facciano scoprire a tutti che la risposta a “Di che colore è il tronco di un albero?” non è quasi mai  “Marrone!”.

Klimt albero della vita