per il giorno della memoria

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Forlì, 1959. Una cittadina in cui i segni del fascismo appena caduto sono ancora molto presenti e numerosi dato che “lui” era di qui. Noi andiamo a scuola in un edificio fascista, che è stato accademia aeronautica  e l’enfasi e la prosopopea mussoliniana sono ovunque; i muri dei locali dove studiamo, quelli delle scale e dei corridoi sono ricoperti di … Continua a leggere

è morto “codesto”!

Ho l’impressione che leggendo il titolo parecchi si siano chiesti:  “e chi è ?”. Appunto: chi si ricorda che fino a un po’ di tempo fa i dimostrativi erano tre cioè:  questo, codesto e quello.

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Se era chiaro a tutti il senso di questo e di quello, codesto per la raffinata sottigliezza del suo significato è sempre stato di uso un po’ riservato. Non vorrei fare la maestrina, ma insomma voi state leggendo su “codesto” vostro computer, che è vicino a voi che leggete e lontano da me che parlo… Mi sono accorta della sua definitiva sparizione oggi e mi ci ha fatto pensare l’incontro con un tizio di cui a suo tempo sono stata la segretaria. Dovendo battere a macchina una sua minuta mi accorsi che aveva usato “a cavolo” il suddetto codesto e glielo feci notare. Dall’alto della sua autorità mi ordinò di battere a macchina fedelmente quello che aveva scritto e “Come mi permettevo di mettere in dubbio eblablabla”. Lo feci e pochi giorni dopo a quella lettera risposero che si trovavano in difficoltà a capire che cosa avevamo voluto dire… uno a zero!

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Però almeno quel tizio era diplomato ragioniere, ma qualche tempo dopo una collega, dall’alto della sua Laurea in Lettere presso una prestigiosa Università , cercò di spiegarmi che, lungi dal significare quello che sostenevo io,

“codesto è soltanto un modo più elegante e antiquato di dire questo”

Alè! Secondo me l’hanno tolto di mezzo perchè sennò toccava fare continuamente delle discussioni. Amen.

De-Mauro-paravia

 

vicino a Santiago de Compostela

Dal cumulo di diapositive che ormai da tempo, per motivi di praticità, non si guardano quasi più, sono venute fuori queste immagini e assieme a loro la piccola storia collegata.

Si tornava da Santiago di Compostela che ci aveva anche un po’ delusi per il chiasso, la confusione e la volgarità di tanti turisti che la intasavano.  Tra l’altro essere svegliati nel cuore della notte da “pellegrini” ubriachi e rissosi non fa davvero parte dell’immaginario che abbiamo a proposito di Santiago, del pellegrinaggio, della sua spiritualità.

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chiesa sconosciuta in Galizia…

Insomma andiamo verso casa percorrendo la costa nord della Spagna, Galizia, Asturie… fa caldo e siamo stanchi ci fermiamo per riposare qualche ora. Il sagrato di una chiesa romanica ci pare perfetto. La chiesa è abbandonata, anche un po’ diruta. Sulla facciata, ai lati dell’ingresso due rilievi rozzi e bellissimi che mi sembra rappresentino due pellegrini ci danno il benvenuto.

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il rilievo del pellegrino alla sinistra dell’ingresso

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il rilievo del “pellegrino” alla destra della porta di ingresso

Purtroppo non so altro, non so dove sia nè che nome abbia questa antica “pieve” ma il suo silenzio, la sua quiete e la sua accoglienza mi sono rimaste nel cuore.

Era pomeriggio e il sole verso il tramonto ha dorato queste pietre così antiche ma ancora così cariche di significato. Un saluto e un benvenuto al pellegrino a cui capiti di passare di qui, di fermarsi, di godere il silenzio e anche l’abbandono…

Per me San Giacomo dimora anche qui benchè io non sappia dire in quale campagna della Galizia o delle  Asturie… ma forse non importa.