la classe capovolta…

Leggo di insegnanti che “sperimentano” delle sistemazioni della classe non più con i banchi schierati di fronte alla cattedra… credevo non si facesse più da almeno trenta o quaranta anni. Questo progetto come si usa adesso ha anche un nome ovviamente in inglese: la chiamano “Flipped room” insomma “Classe capovolta”

Nella scuola a tempo pieno dove ho lavorato per tanti anni la sistemazione dei tavoli era molto flessibile, in funzione dell’attività che si doveva fare e dello scopo da raggiungere. Siccome però ogni bambino ha bisogno di avere un “suo” posto la classe era organizzata in gruppi piccoli, possibilmente 4, massimo 5, perché ognuno avesse possibilità di parlare e di essere ascoltato e questi gruppi cambiavano all’incirca ogni mese. Impiegavamo parecchio tempo per scegliere i componenti dei gruppi cercando di mescolare le amicizie, le abilità, le inclinazioni, le preferenze e anche le antipatie; non era per niente facile.

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Con la mia partner, Manuela Carloni, dedicavamo a questo lavoro tempo ed attenzione perché credevamo profondamente nella potenza educativa del gruppo.

Un giorno avevamo ospiti un gruppo di allievi dell’Istituto Magistrale, futuri insegnanti alle soglie del diploma. Lezione di matematica: avevo sistemato la classe in gruppetti di tre e assegnato una piccola serie di problemi di aritmetica da risolvere assieme dopo averne discusso.  Mentre illustravo alla classe il lavoro avevo notato dei risolini ironici fra i tirocinanti a cui poi chiesi spiegazioni.

“Eh!  Ma così quelli che non sanno fare copiano e basta, non è una pratica intelligente” “Certo basta che ci sia uno che sa fare e detta la soluzione…”

Questa volta ero io a sorridere un po’ sarcasticamente.  “Andate a sentire cosa si dicono, senza interferire  poi ne parliamo…”

Alla fine erano tutti molto stupiti: ogni bambino aveva proposto la sua ipotesi se era diversa da quella degli altri, ognuno aveva dovuto spiegare perché si sarebbe dovuto fare in quel certo modo, chi aveva obiezioni le argomentava, chi non aveva capito se lo faceva spiegare meglio, chi aveva un’altra idea la proponeva sostenendola con un ragionamento… insomma avevano discusso animatamente, lavorato e partecipato seriamente tutti con grande stupore e meraviglia di quei futuri maestri che purtroppo erano ancora molto, tanto, troppo alunni tradizionali a loro volta.

La cosa che non potevano nemmeno supporre era che nessun bambino avrebbe accettato di essere per il gruppo un peso morto, ma che ognuno era molto impegnato e fiero di dare il suo contributo al lavoro comune.

Per noi che conducevamo la classe questo era il modo di lavorare giusto. Certo assegnando un esercizio individuale si sarebbe fatto più in fretta con il risultato che chi sapeva avrebbe continuato a sapere, chi non capiva non avrebbe capito, l’insegnante avrebbe espresso tutto questo con un numero, un voto  ma questo per noi non era lo scopo della scuola come noi la volevamo.

Chissà se e quanti di quei tirocinanti  avranno fatto poi lavorato in una classe e come.

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la classe capovolta…ultima modifica: 2018-02-23T10:20:46+01:00da scanfesca
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