Tempo di mietitura

1 ieri c'era granoPassa la mietitrebbia… Fino a ieri in questo campo c’era il grano e solo nel giro di poche ore il terreno è diventato così, sgombro, pronto per essere arato e il grano e la paglia sono stati accumulati nei rispettivi magazzini.

Tempi moderni. Le foto in bianco e nero della mietitura negli anni ’60 raccontano qualcosa di molto diverso.

1743672_509803729174001_1250919541704851948_nÈ una storia di una fatica lunga e complessa , fatta di tanti passaggi ognuno da eseguire con perizia e abilità e anche rispettando la tradizione. La pubblicazione di queste foto straordinarie suscita ricordi e rimpianti immancabili dato che ci sono ancora molti testimoni che hanno vissuto quell’esperienza. Anche io da bambina ho partecipato, più che altro per gioco, alla mietitura armata di un piccolo falcetto.

11665_507703819383992_6335499745937641936_nLa squadra dei mietitori, i contadini del podere e anche i vicini (con cui ci si scambiava il favore) prendevano posizione ai piedi del campo e allargavano le braccia a prendere la misura della “presa”, la striscia di grano che avrebbero mietuto e poi si partiva. Nella mia piccola esperienza dopo poche falciate mi accorsi che i due mietitori ai miei lati avevano proseguito tagliando davanti a me, lasciandomi solo una isoletta di grano… ormai avevo giocato abbastanza.

campagna di FilottranoCominciava così la liturgia: i pugni di spighe tagliate venivano posate in piccoli mazzi detti “mannelli” che venivano poi ammucchiati in fasci più grandi legati da un legaccio fatto con le spighe secondo un canone preciso e codificato, il “balso”  “il balso richiedeva del grano con lo stelo particolarmente lungo;  a casa mia, per realizzare il balso, si seminava una piccola quantità di un grano specifico, che si chiamava “il Roma”, i cui steli superavano il metro di altezza.”

due mietitrici

la mietitrice in piedi prepara il balso per legare il fascio di grano che l’altra prepara

E poi la costruzione dei cavalletti detti anche covoni, anche loro con la loro liturgia precisa e codificata dalla logica e dalla tradizione del luogo: il numero dei fasci, dispari, il nome del primo sorce=topo e dell’ultimo “cavallo”, le spighe rivolte verso il centro della croce per ripararle dalle intemperie…

Covoni

E i covoni disposti sul campo con regolarità geometrica. Racconta un testimone:  Siccome avevamo un campo che si vedeva dalla strada nonno se non erano perfettamente allineati li faceva spostare “…

la formazione del "barco" con il grano portato sull'aia

il “barco” con il grano portato sull’aia

Mietere, legare, radunare, trasportare, radunare di nuovo in mucchi, riprendere a mano per trebbiare, trasportare grano e paglia; l’attesa della “macchina del batte” la trebbiatrice, un enorme cassone di legno con il suo accompagnamento del trattore che la trainava e forniva poi la forza motrice.

11334030_514766465344394_3332038958995191588_oIl corteo dei macchinari, della squadra degli addetti alla trebbia, delle auto… si sentiva arrivare da lontano, il suo fracasso era atteso e accompagnato festosamente da curiosi e soprattutto ragazzi.  Un testimone racconta: “Che emozione sentire e veder transitare per le strade polverose non ancora asfaltate “Lu trattore Landini co’ tuttu l’attaccu, trebbia, scalò, scaletta e lu carruzzittu dell’attrezzi. Un nodo alla gola mi assale…”

A leggere i commenti che accompagnano la pubblicazione sui social di foto d’epoca c’è un po’ di rimpianto per quel tempo (in cui erano giovani), per quella “serena” accettazione di una vita di fatica, ma soprattutto si resta colpiti da come quella immane fatica, quel momento cruciale della vita del podere veniva vissuta anche se inconsapevolmente come una celebrazione governata da regole dettate dalla tradizione.

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Non c’era passaggio che non avesse la sua regola, il suo nome, i suoi numeri, tramandati da secoli i suoi rituali anche se diversi da luogo a luogo. Così lo strepito della sirena che attraversava l’aria torrida e arrivava lontano, a dire a tutti con orgoglio che si erano superati i 100 quintali.  Una liturgia che aveva un suo straordinario finale, codificato e tramandato in modo immutabile: quando finalmente si era arrivati in fondo, finito di trebbiare, sull’aia si spegnevano i motori mentre ormai s’era fatta sera.

a Coldipastine MC

a Coldipastine MC

Tutti assieme si celebrava l’ultimo atto: la condivisione di un momento di festa con le bianche tovaglie sulle tavole composte dalle porte stese sui cavalletti e poi i “maccheroni del batte”, l’oca arrosto, la papera, il vino della chiavetta…

in basso a sinistra: una veloce rinfrescata e poi si mangia

in basso a sinistra: una veloce rinfrescata e poi si mangia

Del resto così si concludono le cerimonie sacre, con il rito della condivisione. Allora quel grano, curato per tutto l’anno e raccolto con giorni e giorni di fatica e sudore rappresentava il benessere e la sicurezza del prossimo futuro… tutte cose che hanno a che fare con il tempo, tanto tempo, tempo lento che non va più d’accordo col nostro modo di vivere.  Ieri sera c’era ancora il grano nel campo e in poche ore è già tutto finito.

Non è più tempo di riti

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NB: devo la maggior parte delle foto e anche dei commenti riportati in corsivo alla pagina fb di La campagna Marchigiana che ringrazio

Tempo di mietituraultima modifica: 2021-07-05T11:37:25+02:00da scanfesca
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5 pensieri su “Tempo di mietitura

  1. Oggi, la quantità di spighe non mietute dalle macchine ai bordi dei campi o in prossimità di fossi o alberature farebbero svenire i contadini di allora.

  2. Bellissimo articolo, e bellissime le foto. Io ho 54 anni e da ragazzo ricordo benissimo la mietitura, la trebbiatura, sole, polvere, un sacco di gente a lavorare, ridere e scherzare, il pranzo finale con le grosse fette di cocomero… Sembra un’altra vita.

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