ricordando Matera

i balconcini di Matera copiaChi è stato a Matera (ormai sono tantissimi) riconosce di sicuro questo posto: sono “i terrazzini”, il punto dove dalla Piazza Pascoli ci si affaccia sulla magnifica distesa dei Sassi, sosta immancabile di ogni tour per turisti.

Quando abbiamo cominciato noi ad andare quasi ogni anno a Matera, negli anni ’80, i turisti erano davvero scarsi. Noi  dovevamo ogni volta spiegare ai nostri amici perché mai  avessimo voglia di tornare laggiù in questo posto che secondo loro “sì, è strano, particolare, ma insomma… visto una volta…”

Allora la città viva, quella dove si andava a passeggiare, comprare, fare affari, insomma vivere, quella con i bei palazzi settecenteschi, sorta sul pianoro al di sopra della voragine dei Sassi, formava una specie di muro dal quale non si poteva vedere niente e solo arrivando fino qui, sulla piazzetta G.Pascoli, si riusciva ad affacciarsi e cogliere l’ampiezza dello splendore di quel miracolo che sono i Sassi.

la parete chiusa che impediva la vista dei Sassi dalla Piazza

la parete chiusa che impediva la vista dei Sassi dalla Piazza

Avevamo l’impressione che la città “alta”, borghese, volesse ignorare quella arcaica, rupestre, povera e via via abbandonata dei Sassi.  La prima volta che arrivammo ai terrazzini c’erano affacciati tanti signori anziani che guardavano di sotto.

Gentilmente si scostarono per fare posto a noi che, incantati, continuavamo a spalancare gli occhi più che bambini davanti a babbo natale.  Ed era così ogni volta, negli anni. Naturalmente veniva facile chiedere.

Era gente che ci aveva abitato, indicavano via via le loro vecchie abitazioni, che spesso ormai stavano crollando, i minuscoli orticelli, lembi rubati al bisogno: un fico, un rosmarino, una vite, due ceppi di verdura…).  Nello sguardo e nelle parole una nostalgia, una sofferenza, un rimpianto tangibili.

terrazzino

Qualcuno ancora teneva lì la cantina dove faceva qualche damigiana di un vino ruvido e aspro come la terra che lo nutriva.   (Una volta che camminavamo in autunno fra i vicoli deserti trovammo un signore che stava trafficando nella sua cantina; come è tradizione in ogni latitudine ce ne offrì, offerta rituale che non si può rifiutare così ne prese un sorso anche Giorgio che essendo assolutamente “analcolico”… se ne ubriacò!)

Ricordo le parole di uno di questi signori affacciati sul terrazzino che indicandomi gli slarghi fra i vicinati, le piccole piazzole libere dalle costruzioni adesso deserte, con lo sguardo triste diceva:

“Se ti affacciavi qui alla sera non riuscivi a vedere il pavimento tanta era la gente che ci stava…”

Poi è cambiato tanto: tornando dopo un intervallo di due-tre anni trovammo grandi novità.

P. Vittorio Veneto prima del 1992

P. Vittorio Veneto prima del 1992

La piazza principale, Vittorio Veneto, che conoscevamo come una grande spianata in lieve pendenza, con un monumento ai caduti, qualche aiuola e una parete verso est, formata da una piccola graziosa chiesa (chiusa) e tre archi (chiusi) a impedire di guardare il Sasso sottostante.

Lì accanto c’era una Farmacia dove al mio esordio feci ridere tutti i clienti; ci entrai appena arrivata e con enorme stupore, dietro al grande bancone presidiato dai farmacisti vidi una finestra enorme che incorniciava i Sassi illuminati dal sole. Devo aver esclamato qualcosa, si girarono tutti….           È stata la mia prima visione dei Sassi: indimenticabile.

Ci era voluto del tempo per capire che le due Matera si voltavano reciprocamente le spalle e imparammo a trovare e infilare i varchi che dal Piano, la parte della città borghese settecentesca, permettevano di scendere là dove poi ci perdevamo a camminare per ore.  Tornando dopo un certo intervallo trovammo delle novità affascinanti: la Piazza  intanto era stata aperta  sul suo sottosuolo portando alla vista e poi alla possibilità di visita strutture antiche e interessantissime come il Palombaro Lungo, una grande cisterna parte del sistema idrico della città.

Piazza Vittorio Veneto dopo il 1993

Piazza Vittorio Veneto dopo il 1993

il Palombaro Lungo, grande cisterna scavata nel tufo

il Palombaro Lungo, grande cisterna scavata nel tufo

Abbiamo scoperto anche la chiesa rupestre Santo Spirito, restata sepolta per secoli e  ancora, magnifico, l’affaccio ai Sassi attraverso i tre archi del chiostro e poi l’apertura della piccola chiesa Mater Domini, con la sua torretta campanaria e la caratteristica scaletta.

la chiesetta di Materdomini

la chiesetta di Materdomini

Una storia movimentata quella di questa chiesetta:

“Man mano che l’urbanizzazione avanza anche sul “Piano“, uscendo quindi dai rioni Sassi con la costruzione di nuovi palazzotti privati e del Monastero dell’Annunziata (1747), si rende necessario uno spostamento della chiesa sul livello del nuovo piano di calpestio, al pari di quella che successivamente diventerà piazza Vittorio Veneto. Viene quindi edificata la nuova chiesa di Mater Domini, sopra la vecchia chiesa rupestre del Santo Spirito. Quest’ultima viene, nei secoli successivi, nascosta dalla nuova piazza ed abbandonata, per poi ritornare alla luce negli anni ’90 del XX secolo, a seguito di alcuni lavori che hanno interessato la piazza e che ne hanno determinato l’attuale conformazione, con gli altri complessi ipogei.”

la chiesa ipogea di S.Spirito

la chiesa ipogea di S.Spirito

particolare della chiesa ipogea di S.Spirito,

particolare della chiesa ipogea di S.Spirito,

dal varco della chiesa di S.Spirito l'affaccio sui Sassi

dal varco della chiesa di S.Spirito l’affaccio sui Sassi

Questi lavori che hanno rivoluzionato la grande Piazza mi sono sembrati come i segno della pace fatta fra la Matera antica e con la propria nobilissima e lunghissima storia anche se non era finita: per prepararsi al grande anno della “Matera città mondiale della cultura” la Piazza è stata nuovamente modificata.

Matera: una città con un lunghissimo passato, un presente  vivace  e lo sguardo rivolto al futuro.

piazza-vittorio-venetoRingrazio il web per la maggior parte delle foto

ricordando Materaultima modifica: 2021-09-26T10:49:03+02:00da scanfesca
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *