autoritratto senza di me

Domo io copia

Può non sembrare ma questa foto, per me, è un selfie, anzi per dirlo bene è l’autoritratto di me trenta ( e poco più ) anni fa.
È l’immagine dei meravigliosi pomeriggi estivi, lenti e lunghi, vissuti in perfetta tranquillità: io in casa e le bambine fuori a giocare.
Nella casa  di Domo, estremamente sobria, questo era il salotto:  il tavolino di bambù recuperato in cantina con sopra la tazzina del caffè, dei libri, due vasi vinti alla pesca di beneficenza (gli unici oggetti non indispensabili presenti in questa casa tanto austera).
E ancora: qualche ramo raccolto nell’ultima camminata, sulla parete il manifesto del Sillabario n°1, una radice bella, lo scolapasta di giunco fatto dal cestaio mio vicino, il vecchio lavabo con la frutta sotto il tovagliolo.
E poi la sdraio dalla quale, lasciando il libro aperto, mi sono appena alzata, colpita dalla bellezza del momento, per fotografarmi per sempre lì, per poter continuare ogni volta che guardo questa foto a sentirmi immersa in quella solitudine serena.
Quello che non si vede è ciò che si vedeva dalla finestra, rivolta a ovest: solo il bosco e a chiudere l’orizzonte il profilo del casalingo modesto monte Murano (solo 800 mt !) dietro al quale il sole sarebbe poi tramontato.
Un’ altra cosa che non si vede è il paese e la gente che lo abitava: bastava fare qualche passo e aprire la porta per essere sulla piazza.
Insomma una solitudine che si poteva scegliere, godere e anche lasciare: una grande libertà.

non solo vecchiette

Molto, molto, troppo spesso si parla degli scout irridendo quasi tutto di loro dagli abiti alle abitudini… forse c’è qualcosa, molto, di più…

Qualche tempo fa ho raccontato di un piccolo bel paese della Valle Castoriana, Roccanolfi poco dopo ho ricevuto da Massimo R. questo suo ricordo
fazzolettoniDicembre 1979, ennesimo terremoto in Valnerina. Vacanze di Natale, con il noviziato clan/fuoco Jesi 1 fummo lì, a Roccanolfi per un campo invernale di 4 giorni, nelle vacanze di Natale, che consisteva in  aiuto pratico e animazione diurna ai bambini e serale con tutta la popolazione, circa 60 anime in totale.

Un paese di pastori, ragazzi della mia età (adolescenti) che non avevano mai visto una città se non in televisione. Un posto che mi ricordava, come ambiente e abitanti, i racconti della Barbiana di don Milani.
25 aprile 2014; con la famiglia e un gruppo di amici siamo andati a fare una passeggiata da quelle parti e vedendo il segnale stradale Roccanolfi, abbiamo seguito le indicazioni e siamo arrivati in questo paese, trasformato completamente da come lo avevamo conosciuto 35 anni prima. ….. Quel giorno poi, girovagando per le vie del paesino, mi sono fermato a chiedere un informazione ad un signore del posto. Presentandomi e dicendo che venivamo da Jesi, Alberto, questo il suo nome, ha sgranato gli occhi…Jesiiiiiiii…..ed ha iniziato a raccontarci una storia di quando un gruppo di scout di Jesi nel 1979 furono a Roccanolfi in occasione del terremoto a portare un po’ di sollievo alla gente del posto.  scoutismo
Alberto ha la mia età e quando gli ho detto che quei ragazzi di 35 anni fa eravamo noi si è commosso, ci ha abbracciati ed ha chiamato la moglie e la figlia che erano in casa per presentarci. La moglie ci ha confermato che negli anni, Alberto ogni tanto raccontava la storia di quel gruppo di ragazzi e ragazze di Jesi che per qualche giorno portarono un po’ di sollievo al paese e alla gente colpita dal terremoto.”

*Roccanolfi

Roccanolfi

Ecco: un’azione che ha lasciato un ricordo così durevole e bello è qualcosa che vale davvero

Il baule dall’America

il baule.jpgHa un aspetto un po’ strano, fra il forziere dei pirati e il baule della compagnia teatrale di periferia.
E’ il baule con il quale il mio nonno anarchico tornò dall’America nel 1924.
E’ rinforzato con pezzi di latta colorata e non mancano anche delle piccole decorazioni che fanno tenerezza. Assieme al baule sono arrivati  fino a me i documenti, il biglietto, il passaporto. Storie che ancora hanno un segno che le testimonia e che pubblicherò