a Vincenzo Consolo

bru001.jpgA Vincenzo Consolo oltre alla gioia della lettura delle sue opere devo un grazie per Pantalica.

Se non avessi letto questo nome nel titolo di un suo libro “Le pietre di Pantalica”, quando lo vidi su di una freccia segnaletica in Sicilia non l’ avrei seguita e non avrei visto un posto dalla bellezza, dalla suggestione, dall’atmosfera tali che hanno lasciato in me un segno indelebile.

Pantalica non si vede finché non ci si addentra, lungo un sentiero solitario. Intanto come spesso accade la città dei morti é rimasta, mentre praticamente niente resta della città dei vivi e sì che la civiltà di Pantalica é vissuta secoli , millenni.

Il sentiero scende dall’altopiano in  una gola stretta, quasi una incisione, in fondo alla quale scorre l’Anapo, il fiume il cui nome significa invisibile e infatti si fatica a vederlo, tanto é stretta e profonda la gola.

Non si vede l’Anapo, ma si sente: é l’unica presenza nel silenzio totale della necropoli.

Si cammina avvolti nel suono  torrenziale del fiume, che diventa sempre più presente, fino a diventare una vibrazione avvertibile sulla pelle che ci  avvolge quando raggiungiamo il greto del fiume.

E per arrivare qui in fondo abbiamo camminato in mezzo a centinaia, migliaia di tombe scavate nella parete rocciosa, scendendo lungo la parete verticale traforata di tombe, fra cespugli fioriti di erbe profumate, con lo sguardo imprigionato dentro a questo canyon che da una parte e dall’altra é tutto costellato dai neri occhi delle aperture delle tombe, quasi una simbolica discesa all’Ade.

I disadattati

In progetto c’era vedere la Sicilia occidentale e per farlo con comodità prenoto un villaggio di vacanza a picco sul mare in un posto magnifico al confine con la riserva dello Zingaro.
Arrivando vediamo in lontananza all’ingresso del villaggio delle persone con abiti lunghi “Ci sarà una festa di nozze” dico io con l’aria di chi sa come vanno le cose del mondo.
Ci avviciniamo e ci rendiamo conto che le persone in abito lungo sono dei ragazzi vestiti da greci antichi  e ghirlanda di alloro in testa che stanno accogliendo gli ospiti… animatori insomma.
L’unica ipotesi che io da “donna di mondo” non avevo contemplato….
Riusciamo a sopravvivere al colpo e cominciamo la nostra vita di villaggio che consisteva in  partenza verso le nove di mattina per andare verso i tesori della Sicilia:  Selinunte, Segesta, Mozia, Erice.. con ritorno a sera.
Per entrare e uscire dal villaggio siamo muniti di un badge che dobbiamo mostrare all’uomo di guardia al cancello il quale, ogni mattina, ci guarda sempre più stupito e incuriosito e poi non potendone più un giorno chiede come mai usciamo ogni giorno mentre tutti a quell’ora entrano.
Quando glielo diciamo è ancora più sorpreso.
A fine vacanza ci siamo resi conto di non aver usufruito:
– della piscina, sdraio, buffet sul mare
– dell’animazione
– della grigliata serale di fine settimana
– delle serate a tema
– delle gare canore o di corse a tre gambe 
– di una quantità di “divertimenti” pensati per gli ospiti, che per la  maggior parte  non sono mai usciti dal cancello dal momento dell’ingresso. Come in una prigione.  Gente abituata alla vita in condominio lo cerca e lo rifà anche in vacanza.
Noi ci sentivamo un po’ degli infiltrati e – come ho scritto nel titolo – dei disadatti alla situazione.
Forse avevamo scelto il posto sbagliato per noi?
La scelta invece è stata giusta per  vedere il Monte Cofano diventare violetto alla sera, di godere ogni sera l’aperitivo sulla piazza della chiesa fortezza di San Vito lo Capo e  le passeggiate fatte all’alba.
Subito fuori dai cancelli del villaggio partiva il sentiero per la riserva dello Zingaro, chilometri fra palme nane, cespugli profumati, conigli selvatici che attraversavano la strada, da un lato il monte che scende ripido e dall’altra  il mare immenso.
Il punto di arrivo era una caletta a falce di luna che ho poi rivisto in uno spot televisivo, tanto bella da sembrare inventata.
Ogni giorno ho avuto il privilegio di essere l’unico visitatore di quella meraviglia, nel silenzio rotto soltanto dal tossicchiare del motore di un barchino che pescava sottocosta mentre al villaggio l’altoparlante già svegliava la truppa elencando gli strabilianti eventi del giorno.