una maestra nel far west

Le linee ferroviarie secondarie in una regione come le Marche stanno scomparendo lasciando una scia di proteste e in me una grande malinconia.

Infatti io ne ho conosciuta una, la Fabriano Pergola che è stata chiusa nel 2011 e per fortuna e in piccola parte riaperta nel 2012. Quando ancora era lei, come si dice, ogni giorno arrivavo a Fabriano dalla mia città e qui prendevo la “coincidenza” per Monterosso. Su youtube hanno postato l’intero percorso…

Ogni mattina scendevo di corsa dal mio treno, correvo verso il trenino e via verso Monterosso dove mi aspettava il taxi che poi mi avrebbe portato alla scuolina, 10 km più su (ma questa é un’altra storia, raccontata qui).

lug2003-940006-090603coxx.jpgUna mattina d’inverno, con il paesaggio imbiancato scendo e … il marciapiede del trenino é vuoto…!

Il capostazione mi guarda, si dà una manata sulla fronte ed esclama “Porcatr…  ci siamo scordati la maestra!”  Siccome il mio treno era in ritardo avevano dato il via libera al trenino…

Dramma, io non so che fare e lui  ” Che giorno é? Mercoledì? Siamo salvi, c’è il postale!”Insomma sono salita sul postale su un carro senza sedili, fra i pacchi, con l’addetto che in punti prestabiliti  al rallentamento o alla fermata del treno lanciava fuori i pacchi.

Le pareti interne del vagone erano coperte di uno strato di ghiaccio e io seduta su una cassa cercavo di scaldarmi a una stufetta a legna sistemata in un angolo. Avevano avvisato la Stazione di Monterosso del ritardo e il mio tassista aspettava.

Sono arrivata in ritardo a scuola, io ero disperata, confusa e mi sentivo in colpa, gli alunni e la bidella invece erano preoccupati per me e la mia salute… Che gente meravigliosa.

Alla sera a casa piangevo disperata con mio marito che, dall’alto del suo atteggiamento zen verso tutto mi consolava così:

” Pensa quando lo racconterai ai nipoti: mi ricordo quando viaggiavo sui postali”  detto con la voce chioccia del vecchietto dei western…

Ed é quello che sto facendo.

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Le scarpe

nonnapasqua_1.jpgNelle foto dei miei nonni e in quelle della gente povera del primo novecento  mi riempiono di tenerezza  le scarpe.

Andare dal fotografo in studio era un evento. Le foto costavano  e dunque  venivano riservate a  occasioni particolari  come il matrimonio, il militare, la cresima….
La motivazione di questa foto era l’informazione: mia nonna  doveva far sapere al marito, in America da qualche anno, come stavano lei e i loro figli.

Allora ha tirato a lucido i bambini,  ha spazzolato i capelli della mia mamma, quella più grande. Tutti si sono messi  i vestiti migliori e  si sono fatti una camminata fino in paese, dal fotografo che li ha messi in posa.

La mia nonna non sorride, ha l’aria severa, un po’  per carattere ( era una tosta!)  e forse anche un po’ per imbarazzo.

Mi colpisce un particolare che ho ritrovato in tante foto di quel tempo e di quel tipo di gente: le scarpe.
Mentre tutto il resto è stato tirato a lucido e mostrato al meglio alle scarpe non si poteva fare niente, quelle erano!
Le scarpe sono sciupate, scalcagnate….mal messe.

Tiravano a lucido quello che si poteva, di vestiti  almeno uno decente magari lo avevano, i capelli  si potevano acconciare con garbo… ma le scarpe erano così costose che  era tanto se ne avevano un solo paio, quello appunto.